Percorriamo una storica mulattiera militare della prima Guerra Mondiale. Arriviamo con il mezzo pubblico a Penia. Scendiamo al capolinea del mezzo che da Moena ci ha fatto viaggiare per tutta la Val di Fassa. Dalla fermata scendiamo verso la stazione di partenza della funivia per il Col dei Rossi e subito a sinistra attraversiamo il torrente Avisio su un punticello di legno. Ora risaliamo i suo corso sulla destra orografica sul sentiero 605. Percorso ombreggiato che taglia la carrozzabile che porta a passo Fedaia in due punti. Purtroppo dopo il secondo punto di attraversamento è necessario camminare per poche centinaia di metri ai bordi della strada asfaltata piuttosto trafficata. Per evitare il flusso delle auto abbiamo seguito delle tracce presenti nel bosco (sulla destra della carreggiata) che ci hanno portato al limite della cava di sassi e ghiaia. Ora è possibile percorrere l’ampia strada sterrata che corre parallela alla SS641 per arrivare alla Villetta Maria a Pia Trevisan . Qui prendiamo a destra seguendo il tracciato 605. Attraversiamo il torrente Avisio su un ponticello di legno e iniziamo a salire una storica mulattiera costruita dai prigionieri russi catturati sul fronte orientale e deportati in Dolomiti per realizzare opere di supporto al fronte italo – austriaco. Si comincia a salire sui ripidi fianchi della montagna, con una traccia a volte scavata nella roccia, spesso rinforzata da terrapieni e muretti in pietra, tutt’ora in ottimo stato. Siamo dominati dalla imponente vetta del Gran Vernel e della Roda de Mulòn. Salendo lo sguardo si allarga alla vallata sbarrata a sud dalla scura Crepa Neigra. Continuiamo la salita inoltrandoci sullo spallone orografico sinistro nella valle. Ad un certo punto troviamo un bivio. A destra il sentiero porta verso Col de Bousc mentre noi prendiamo a sinistra percorrendo un sentiero forestale che continua a salire nel bosco. Ad un certo punto il sentiero spiana per poi scendere fino a toccare un canale chiuso in cemento. Si tratta di una condotta per portare l’acqua all’invaso di Fedaia. Noi ci camminiamo sopra agevolmente per arrivare in prossimità della stazione a valle della vecchia cestovia dei Graffer. Non ci resta che scendere e percorrere la diga costruita nel 1955 per raccogliere le acque del ghiacciaio della Marmolada. L’invaso può contenere circa 16 milioni di metri cubi d’acqua ma al momento della nostra visita il lago appare piuttosto in sofferenza. Le precipitazioni nevose e anche la primavera poco piovosa non ha aiutato il riempimento dell’invaso. L’acqua del lago di Fedaia alimenta la centrale di Malga Ciapela (la più vicina sul versante bellunese) per poi essere utilizzata a cascata da quelle successive. Nei pressi del rifugio Fedaia imbocchiamo il sentiero n.605 che scende la valle. Si tratta della vecchia strada che portava al passo. Il sentiero, prima ripido, si addolcisce e tocca la vecchia chiesetta del "Crist de Fedàa" (1.842 m). È il punto di arrivo di una Via Crucis. Ora il percorso si fa più ripido per arrivare a Villetta Maria da cui parte un breve tratto di strada asfaltata che porta al tornante della strada di passo Fedaia. Qui si trova la fermata dei mezzi di trasporto pubblico che portano in valle.
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Minimum height 1542 m
Maximum height 2188 m
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