Passeggiata domenicale senza grande impegno ma di sicuro interesse. Si parte da San Michele all’Adige dal museo degli usi e costumi della gente trentina. Proseguiamo su strada superando l’ingresso del convitto dell’istituto Edmund Mach ente di rilievo internazionale che dal 1874 svolge attività di istruzione e formazione, ricerca scientifica, sperimentazione e consulenza tecnica nei campi dell’agricoltura, dell’alimentazione e dell’ambiente. Adiamo avanti fino al semaforo. A destra parte il sentiero n. 414 che sale diretto verso Faedo. Il fondo è rimasto ancora acciottolato ma purtroppo poi diventa asfaltato. Incrociamo più volte al strada (Sp 58). Fare attenzione alle bandierine bianco – rosse per riprendere la salita nel tracciato Sat (Società alpinisti tridentini). Arriviamo quindi alle prime case di Faedo che vive su una economia agricola legata alle vigne, alla produzione di vino e grappa. l toponimo deriva dal latino fagus "faggio". Passeggiamo tra le case e osserviamo delle sculture lignee legate alla realtà sociale ed economica del paese. E’ stato un importante centro minerario nel tardo medioevo, di cui si hanno cenni a partire dal 1185. L'attività estrattiva dopo varie interruzioni, proseguì fino al 1956. Negli anni venti venne iniziato lo scavo di una galleria moderna (Miniera di Faedo) poche centinaia di metri a valle del paese, dove si estraeva galena argentifera. Si sviluppò in due o tre rami e due o tre livelli, proprio sotto la parte sud del paese. Continuò a fasi alterne fino al 1956 quando venne definitivamente chiusa. Interessante è la chiesetta dedicata a S.Agata. Le prime notizie scritte risalgono al 1145, anno in cui è stato fondato il Monastero dei monaci Agostiniani di San Michele all’Adige, al quale la comunità religiosa era affidata. Dopo il 1490 la chiesa di Santa Agata è stata completamente modificata e ingrandita da tale Silvestro da Como, un “mastro comacino”, cioè un artigiano, muratore e architetto che proveniva dalla zona del lago di Como. Costruì il particolare campanile sorretto da una colonna interna in arenaria. Di particolare interesse l’affresco che porta la data del 1533. Rappresenta S. Anna Metterza, la madre di Maria, seduta su un trono, che tiene tra le sue braccia Maria Bambina e Gesù Bambino. Ai lati sono raffigurati Santa Caterina e San Giobbe, protettore delle malattie. L’elemento più regale di questa chiesa è il grande altare maggiore seicentesco in legno dorato dalle linee barocche. Dentro l’altare sono inserite tre statue in legno che appartenevano al precedente altare del Cinquecento ed erano state realizzate dallo scultore Gasparo Bonn. Dopo una sosta scendiamo facendo qualche deviazione e raggiungiamo San Michele all’Adige.
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